NordKapp 71° 10' 21'' N

Meraviglioso

 Questo è il racconto di un viaggio meraviglioso ed affascinante, lungo, pieno di attese, mistero e fatica, ma è il mio ricordo più bello. Tanto atteso e forse arcano, perché in fondo avevo sempre voluto andare a Capo Nord.

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Secondo giorno
 
Lunedì 18 Giugno 2007
 
 
Castello di Neuschwainstein - Rothenburg ob der Tauber
 

Appena svegli scendiamo per fare colazione. La sala ristorante è abbastanza confortevole e c’erano numerosi turisti cinesi. Consumiamo (aimè) il nostro ultimo cappuccino con cornetto e non vediamo l’ora di attravesare il confine. Anche Giulio è emozionato dato che non è mai andato all’estero. Prima di partire dobbiamo andare in Banca per richiedere una nuova carta di credito. Attendiamo alquanto, e successivamente visitiamo la chiesa che domina la piazza, attardandoci con foto e riprese del suo interno.

Presa la macchina dal garage dell’hotel, ed è quasi mezzogiorno, ci avviamo in direzione Brennero, ma lungo il percorso, ci fermiamo per una ripresa del fiume Adige, che si poteva ammirare da un parco. Comunque mi sembra di aver capito che la vita a Bozen sia tranquilla e piacevole.

Già superata Bolzano si intravede un paesaggio tirolese, con le tipiche casette e le caratterestiche chiese dai campanili in stile austriaco.

castello.jpgCerchiamo la vignetta per l’Austria e la compreremo con difficoltà solo oltre il confine. Foto e video per i fiori alpini e gli abeti a perdita d’occhio. A questo punto il nostro itinerario prevedeva il passaggio per Innsbruck in vista di Monaco di Baviera. Tuttavia, consultato l’atlante del Touring, mi accorgo che una deviazione per Fussen sarebbe possibile… e forse riuscirei a vedere il famoso castello di Neuschwainstein , proprio quello con le torri tipo Bella addormentata nel bosco, cui la Walt Disney si è realmente ispirata per i suoi film di favole. Così, giunti al bivio di Innsbruck, modifichiamo la destinazione alla nostra Paola (Navigatore Tom Tom 810) e percorriamo una stradina fittamente alberata di abeti, bellissima, e con un traffico scarsissimo. E’ qui che si capisce davvero cosa sia l’Austria del Tirolo. Il paesaggio è totalmente diverso da quello del resto del Tirolo in quanto le montagne sono molto alte, la strada è ripida e stretta, e si sale in quota. Il percorso, che sulla carta è di 70 chilometri (?) si è però rivelato alquanto arduo, proprio per la tortuosità della strada, che mi ha fatto anche pentire della mia decisione. Il passaggio in Germania non si avverte, non abbiamo neppure incontrato il cartello azzurro della Comunità europea, e all’improvviso siamo giunti a Fussen, che si presenta come un piccolo villaggio, descritto come più interessante negli altrui diari di viaggio. Con difficoltà riusciamo ad arrivare alle pendici del castello. In realtà ce ne sono due, anche quello di Schwangau, che è arancione. Al parcheggio ci troviamo di fronte alla grande difficoltà di non capire né l’inglese né il tedesco. Infatti occorre prendere un piccolo pullmino per raggiungere la cima del monte ove sorge il castello e far capire all’autista, poco disponibile per la verità, verso quale dei due castelli vogliamo andare. Ci avventuriamo nella salita che in realtà è un precipizio incredibile, e ci dobbiamo persino fermare per un semaforo in alta quota con l’abisso sotto di noi. In cima si scorge l’incredibile panorama che spinse Ludwig II alla costruzione del maniero.

La bellissima Baviera ed il lago di Schwangau, assolutamente turchese, con i boschi sullo sfondo. Accompagnati da una miriade di turisti, prevalentemente cinesi, saliamo a piedi gli ultimi viottoli, e finalmente siamo all’ingresso del castello, dove c’era anche un’ambulanza che soccorreva un signore svenuto. Alla biglietteria, crolliamo di fronte alla notizia che per l’entrata occoreva munirsi di biglietto giù al parcheggio, e comunque vi era una coda che avrebbe richiesto per lo meno due ore di attesa. Scambiate due parole con l’impiegata delle cartoline, che capiva un po’ di italiano ed era venuta al mare a Rodi, (“ PULITO”! e ci chiese di Castel del Monte , al che io subito ho detto che mi ero da poco sposata a Trani) decidiamo di tornare indietro, anche perché avremmo dovuto raggiungere Rothenburg prima di sera. Compro però tutta la guida del castello, il poster ed una serie di cartoline, tutte con visioni fatate. Per la discesa è necessario fare una passeggiata di mezz’ora a piedi, addentrandosi nel bosco. Sembrava di stare nella nostra Foresta Umbra, ma eravamo un po’ stanchi e la macchina mi è sembrata un miraggio.

Accomodati finalmente nella Ford, impostiamo la direzione Rothenburg, ma commettiamo il fatale errore di non scegliere la nazione di arrivo, così inizia il viaggio lungo la Baviera attraversando le località balneari della zona, ovvero i paesini sui laghi, pieni di alberghi e di barche. Inutile descrivere la bellezza delle casette di legno con gli immancabili fiori, che non erano geranei, ma surfinie di tutti i colori. L’avvistamento delle montagne lungo la nostra sinistra ci fa pensare alle Alpi svizzere: un attimo di riflessione ed ecco svelato il mistero: stiamo andando in Svizzera! Infatti abbiamo fatto una deviazione di oltre 50 km, che sono molti a causa della bassa velocità imposta dalla strada, e un pò delusi, reimpostiamo il navigatore, desiderando di immetterci al più presto nella mitica autostrada tedesca, nota per la sua scorrevolezza e l’assenza di limiti di velocità; in realtà non è che non vi siano limiti, questi ci sono e vengono rispettati rigorosamente e da tutti, ma consentono di viaggiare in alcuni tratti anche ad elevate velocità. L’importante è rallentare non appena il cartello lo richiede.

Tornando al viaggio, dopo l’inutile allontanamento di rotta, ci avviamo lungo le suddette autostrade, delle quali si devono apprezzare la gratuità, e le continue piazzole di sosta, che consistono in aree attrezzate anche per i camionisti e che non abbiamo mai trovato spopolate. Si giunge fnalmente a Rothenburg ob der Tauber , cittadina della Baviera, interamente medioevale, assolutamente affascinante. La guida del Touring (Germania) le assegna ben 2 asterischi, quindi, da non perdersi. Si entra attraverso una antica porta, che a dire il vero non sembrava percorribile in auto, per la sua strettezza, oltre tutto è lastricata con mattonelle, eppure le auto tedesche vi transitavano con facilità. Occorreva allora scegliere un albergo, e abbiamo optato per il Tilmann, che a detta della guida era un edificio del Cinquecento in pieno centro.

Trovato l’albergo, a quattro stelle, con un pò di confusione e pasticci per intenderci con il personale, parcheggiamo a qualche isolato di distanza, con accompagnamento della portiera, che si è seduta avanti al mio posto (c’erano già troppe cose alla rinfusa sui sedili posteriori). La stanza aveva il letto a baldacchino verde menta e le lenzuola ed i piumini erano rosa. rotem.jpgSiamo subito usciti per visitare la città che si era già presentata piena di viottoli antichi con le case di legno, ma soprattutto era zeppa di negozietti con articoli natalizi. Infatti Rothenburg è nota per essere la città del museo del Natale.

Per la cena ci siamo accomodati in un ristorante italiano, dove per fortuna abbiamo mangiato penne con ricotta e spinaci e lasagne. Cominciava a fare piuttosto fresco, quindi ci siamo recati in albergo.Alle dieci di sera il cielo era ancora chiaro. Comincia qui la lunga notte artica.

 

Noi chiudiamo le tende ed inauguriamo la nostra prima vera notte di viaggio.

 

 
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